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FdC 88 – Testimonianze dagli Esercizi Spirituali

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Set 272017
 

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S. Ignazio di Loyola. Un uomo che ti spiazza!
di Maria Antonietta Ippoliti

Parlare di Esercizi Spirituali a quasi 70 anni sembra ridicolo: ormai che vuoi più imparare? i giochi sono fatti! eppure curiosità e fiducia che qualcosa potesse ancora sorprendermi mi hanno spinto a partecipare al Corso di Esercizi guidato da P. Santoro.

   

Ho fatto bene a partecipare anche se sento che devo riordinare le "carte" della mia vita, un bell'impegno! Da laica praticante ed aspirante a una qualche conoscenza che vada oltre l'omelia domenicale e le Lectio divine riconosco che Sant'Ignazio di Loyola oltre ad essere un Maestro che ti introduce nel Cuore di Gesù è anche un grandissimo  conoscitore dell'animo umano! Ti spiazza anche davanti alle migliori resistenze! Certamente P. Santoro è stato un suo allievo ora maestro mirabile. La Prima Settimana è un'introduzione al Corso, ma già si avverte che oltre quella "porta" che si è aperta c'è di più, si vive allora una trepidazione mista tra ansia e "voglia di Dio" che ti spinge a continuare.

Gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola dovrebbero, a mio modestissimo parere, essere divulgati fra i laici molto di più,  specie in questa epoca, dove convivono contraddizioni come: mancanza di valori forti e ricerca di consapevolezza del senso della vita.

Un ultimo pensiero va alla nostra amatissima Nostra Signora di Fatima che ispira, protegge e guida coloro che seguono gli Esercizi nel suo Santuario di San Vittorino.

Ringrazio e saluto P. Armando!
                                                                                             Maria Antonietta

   

Qualcosa che non si può descrivere…
di Fr. Giuseppe Ambrosio
Missionari della Divina Redenzione

Quando ci è stato chiesto di scrivere qualche parola sul “Corso di Esercizi spirituali ignazianti” svoltisi dal 4 al 9 settembre 2017 presso “Casa Pio Bruno Lanteri” in San Vittorino (RM), ci siamo subito detti che era qualcosa di difficile.

   

Infatti, un’esperienza spirituale, come quella che si ha la possibilità di vivere un una settimana trascorsa nel silenzio, nella meditazione della Parola di Dio, col sostegno fraterno e amicale dell’“equipe” guidata da Padre Armando Santoro omv, è di certo qualcosa che non si può descrivere ma va vissuta in prima persona.

Un’esperienza che fa tacere le labbra per affinare gli altri sensi: quello della vista, per accorgerti del fratello che è accanto a te; quello dell’udito, così da permetterti di ascoltare il cuore più del rumore; il senso del tatto che è chiamato a sfogliare le pagine della Sacra Scrittura più che scorrere su un “mouse” oppure una “tastiera”; un’esperienza che rende sobria la mensa per riscoprire ciò che davvero è essenziale per la propria vita; una settimana dove si spegne il cellulare ed il computer per restare “aggiornati” solo sulla “buona notizia” che il Vangelo di Gesù Cristo vuole raccontare alla tua vita; una settimana, dove anche i piedi si fermano per imparare a “restare” davanti a “Gesù-eucarestia”, magari riscoprendo quel desiderio di “stare con Lui” (Mc 3,14).

In questa Prima Settimana di Esercizi Spirituali ignaziani, siamo stati aiutati da un’icona, quella di Pietro afferrato per la mano mentre affondava nelle acque, e grida a Gesù: “Signore salvami! (Mc 14,30), un’esclamazione che spesso è scappata anche sulle nostre labbra, quando crediamo di poter affrontare la vita senza coinvolgere Dio, che invece è colui che ce l’ha donata e più di chiunque altro è pronto ad afferrarci per donarci il coraggio necessario per viverla in pienezza!

Fr. Giuseppe Ambrosio MDR

 

   

 

   

 

 

 

 

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FdC 88 – Pensiero eucaristico del mese… del card. Albert Vanhoye

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Set 262017
 

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Card. Albert Vanhoye, Pietro e Paolo. Esercizi spirituali biblici, Edizioni Paoline

Ultima cena e carità

Durante la sua vita, Gesù assumeva spontaneamente l’atteggiamento filiale di amore riconoscente, un atteggiamento che corrisponde alla sua situazione di Figlio: il Figlio riceve tutto dal Padre e lo riconosce con gioia e gratitudine. I vangeli riferiscono diversi casi in cui Gesù rese grazie in pubblico; si tratta regolarmente di situazioni nelle quali noi non avremmo mai pensato di ringraziare Dio, perché erano situazioni di mancanza, di sconfitta o di lutto. Un situazione di mancanza, di carestia, è quella che precede la moltiplicazione dei pani: ci sono cinquemila persone da sfamare e cinque pani a disposizione, che sono in realtà piccole focacce piuttosto che pani. Non sembrerebbe proprio il caso di rendere grazie, ma in questa situazione di carestia, Gesù comincia col ringraziare e poi distribuisce: inaspettatamente i pochi pani bastano per saziare tutti, anzi c’è sovrabbondanza. In un’altra occasione, Gesù era stato criticato; la sua predicazione non era stata accolta dalla gente perbene, dai sapienti, dagli intelligenti: Gesù rende grazie al Padre, perché è piaciuto al Padre fare la rivelazione ai piccoli e non a loro (cf Mt 11,25). Un’ultima volta – è la più impressionante –, davanti alla tomba del suo amico Lazzaro, Gesù fa aprire il sepolcro e prega dicendo: «Padre, ti rendo grazie, perché mi hai ascoltato» (Gv 11,41). Una preghiera completamente inaspettata in un momento in cui l’esaudimento non si è ancora manifestato e sembra impossibile.

Quando gli Apostoli nell’Ultima Cena Lo hanno sentito rendere grazie, hanno visto questo come un fatto normale e hanno capito il primo significato di quelle parole: «Padre, ti benedico per questo pane che mi dai, Tu che sei creatore di ogni cosa, la sorgente di ogni vita, Tu che nutri generosamente tutte le tute creature; ti rendo grazie per questo vino, simbolo del tuo amore, con il quale rallegri il cuore degli uomini; ti rendo grazie perché posso continuare il movimento della tua generosità, distribuendo ai miei fratelli questo pane e questo vino». Questo potevano capire i discepoli. Gesù stesso però sapeva benissimo ciò che stava per dire e per fare nel momento immediatamente successivo: sapeva che il pane non sarebbe rimasto pane ordinario, cibo materiale, che il vino sarebbe stato trasformato in sangue d’alleanza. Gesù vede che il Padre gli dà la possibilità di un dono incomparabilmente più grande, più sostanzioso, più generoso: il dono del pane celeste per comunicare la vita divina e quello del vino dell’alleanza per stabilire la comunione. Gesù aveva annunziato questo dono del Padre nel discorso sul pane della vita dicendo: «Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero» (Gv 6,32). Per Gesù, il primo aspetto dell’Eucaristia non è quello di essere un dono suo ai discepoli, bensì un dono del Padre celeste:  «Il Padre mio vi dà il pane dal cielo». Gesù ne è consapevole, non pretende di avere Lui l’iniziativa di questo don meraviglioso, ma rende grazie: «Ti rendo grazie, Padre, perché per mezzo di questo pane, che ho nelle mie mani, Io stesso diventerò pane per la via del mondo. Ti rendo grazie di averMi dato un corpo che posso trasformare in cibo spirituale, di averMi dato il mio sangue che posso trasformare in bevanda spirituale, di averMi dato un cuore pieno di amore, che desidera ardentemente fare questo dono completo di Me stesso per stabilire la nuova alleanza» Questo è il senso del ringraziamento di Gesù.

Egli aveva detto: «Il pane che Io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). L’Eucaristia è un dono per la vita del mondo. Gesù dunque non limita il suo sguardo al piccolo gruppo che gli sta attorno, ma dice agli Apostoli: «Fate questo in memoria di Me», pensando a tanta altra gente. Il suo ringraziamento si trova quindi all’origine di una nuova moltiplicazione del pane. Anche se non ha luogo subito, questa nuova moltiplicazione è meravigliosa ed è più importante della moltiplicazione dei pani nel deserto il cui vero scopo era proprio di annunziare la moltiplicazione del pane eucaristico. Quindi Gesù, rendendo grazie, pensa a questa distribuzione illimitata: «Padre, mi unisco a Te con immensa gratitudine, perché Tu fai di Me il pane vivo, dato per la vita del mondo, infinitamente moltiplicabile a profitto di tutti».

Se ora paragoniamo il ringraziamento dell’Ultima Cena con quello che Gesù aveva fatto davanti alla tomba di Lazzaro, a prima vista appaiono grosse differenze: da una parte, una preghiera fatta all’aperto, davanti ad una tomba; dall’altra un pasto preso insieme all’interno del Cenacolo. Sembra che non ci sia alcun rapporto. Però, se riflettiamo un po’ troveremo che in tutti e due i casi si tratta di affrontare la morte e di vincerla. Nel primo caso, Gesù deve affrontare la morte del suo amico Lazzaro; nel secondo, invece, affronta la propria morte, e in entrambi i casi Egli rende grazie prima della vittoria. Questo è impressionante e molto significativo. Davanti alla tomba di Lazzaro, Gesù dice: «Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato» (Gv 11,41). Gesù, prima del miracolo è sicuro di essere ascoltato dal Padre e di ottenere quindi la vittoria sulla morte dell’amico. Similmente, nell’Ultima Cena Gesù ringrazia prima della morte, perché ha la certezza che il Padre gli darà la vittoria sulla morte:«Padre, ti rendo grazie, perché so in anticipo che mi dai la vittoria sulla morte, per me e per tutti. Ti rendo grazie, perché Tu metti nel mio cuore tutta la forza del tuo amore, capace di vincere anche la morte, trasformandola completamente in occasione del dono più completo e perfetto di Me stesso. Grazie alla forza di questo amore, il mio corpo diventerà, per mezzo della morte, il pane della vita e il mio sangue diventerà sorgente di comunione, sangue di alleanza. Tutti potranno usufruire di questo dono, per mezzo dell’Eucaristia. Per questo Padre, ti rendo grazie». Vediamo che è un rendimento di grazie che ha motivi molto forti e profondi: Gesù in anticipo ringrazia per la sua vittoria sulla morte. Come ho detto, Gesù ha capovolto il senso della morte: di un evento tremendamente negativo ha fatto un evento quanto mai positivo, e l’ha potuto fare proprio perché ha reso grazie, perché, cioè, Egli si è aperto completamente, con amore filiale riconoscente, alla forza di amore che veniva dal Padre ed era capace di questa stupenda trasformazione. Possiamo dire che tutto il mistero pasquale dipende da questo primo momento del rendimento di grazie, che apre l’essere umano di Gesù all’amore che viene dal Padre e quindi gli mette in moto la straordinaria trasformazione dell’evento.

 

 

 

 

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FdC 88 – La meditazione del mese… di Tania Giovannoli

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Set 262017
 

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Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

…«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo… venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

Carissimi Amici di Casa Lanteri,

con gioia ho accolto l’invito di padre Armando di condividere con voi le mie povere riflessioni sulla Parola. Il Vangelo su cui mi sono soffermata è quello della 28a domenica del Tempo Ordinario, che celebreremo il 15 ottobre. In verità da bambina questo Vangelo non mi piaceva per niente… proprio non riuscivo a capire questa parabola. Ricordo che pensavo: “Signore, ma forse quell’uomo non lo aveva l’abito, o forse è venuto così in fretta che non ha fatto in tempo a cambiarsi”… e non riuscivo a capire nemmeno la “vendetta” di questo re che fa uccidere gli assassini… mi tornava in mente il segno sulla fronte di Caino.

Prima di tutto occorre inquadrare questa parabola, che è la terza di una trilogia pronunciata da Gesù ai capi dei sacerdoti e agli anziani nel Tempio di Gerusalemme. Gesù sta per essere accolto coi rami di palme e di ulivo e sta per essere ucciso. Per comprenderla bene mi sembra che occorra capire cosa c’è in gioco in questo banchetto. Si tratta di un banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, di vini raffinati… un banchetto nel quale Gesù stesso passerà a servirci. Si tratta del Paradiso, della vita eterna, della salvezza. 

Si fa riferimento al popolo di Israele che non ha accolto l’invito e al re che lo estende a tutti coloro che lo sapranno accogliere. Ma come sempre c’è un livello personale, perché il Vangelo parla a me, oggi, così come sono. Non posso soffermarmi su di esso senza pensare e chiedere perdono per quelle volte che io non ho accolto l’invito. Soprattutto non posso non dire “grazie” per il tempo che ancora ho per accoglierlo, per quella vita che pulsa nelle mie vene. E nemmeno posso dimenticare le nozze con Gesù, con il mio Sposo, lo Sposo della mia anima e il dono grandissimo della libertà. Si tratta di un invito. 

Ma cosa hanno da fare questi invitati di così importante? È il peccato dell’uomo: avere, potere, godere sono i verbi dell’uomo che non si cura di Dio. C’è sempre qualcosa di “mio” che ho paura di dover sacrificare… e se è così quel Gesù che chiamo “Mio Gesù” viene dopo… Giocano con la vita e con la morte, insultano e uccidono i servi. Anche qui il mio sguardo non può non fermarsi sul Servo per eccellenza sputacchiato, insultato, deriso e ucciso per amore mio. E proprio dalla consapevolezza, come diceva Santa Angela da Foligno, che Lui non ci ha amato per scherzo, ma seriamente, con tutto Se stesso, che il mio cuore dovrebbe sciogliersi, arrendersi a tanto amore e dire: “Anch’io voglio amarti così”.

Il re fa un’azione apparentemente non da Dio… che è Amore, Misericordia, ma anche Giustizia. I comandamenti non sono stati aboliti, ma portati a compimento. Il perdono è per chi, spinto dalla Grazia di Dio, lo chiede. Di occasioni ce ne sono molte, ma c’è sempre la libertà del rifiuto.

Tutti sono invitati, buoni e cattivi, purché indossino l’abito. I Padri della Chiesa vedevano in esso il vestito battesimale di fede ed opere, di una vita di peccati sì, ma immersi nella grazia del perdono nella confessione solo dopo la quale posso accostarmi alla Santa Comunione.

Ed ecco che mi interrogo sul mio abito nuziale. Non si tratta di non aver avuto tempo o modo o di non averlo, come pensavo da bambina. L’abito lo abbiamo, tutto ci è dato, dobbiamo solo toglierci la presunzione di voler entrare nel banchetto “a modo nostro”, senza quello sguardo implorante di chi sa che con i propri peccati si è meritato l’inferno, ma non per dire, veramente. È questa consapevolezza che ci fa inginocchiare e dire: “Signore, pietà”; quello sguardo di creatura piccola e fragile che si riconosce bisognosa di tutto è il nostro abito, quell’amore al Signore con tutto il cuore, l’anima e le forze che apre le porte all’amore per i fratelli. 

Chiediamo alla Vergine Maria che ci assista in questo cammino.    

Tania Giovannoli


 

 

 

 

 Posted by at 12:16

FdC 88 – La pagina di P. Carlo Rossi omv

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Set 262017
 

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Carissimi Amici di Casa Lanteri,

riprendiamo con gioia il nostro cammino in questo nuovo Anno Pastorale, che inizia ponendo ciascuno di noi sotto la speciale protezione di Maria Santissima.

Il mese di ottobre, infatti, è tradizionalmente dedicato alla Vergine del Santo Rosario e, in quest'anno, esso inizia provvidenzialmente di domenica; per noi del Santuario di S. Vittorino ci sarà pertanto, come ad ogni prima domenica del mese, la solenne processione mariana.

Ma ancora di più: la prima domenica del mese di ottobre è la Domenica della Supplica alla Madonna di Pompei. Quindi, anche noi, a mezzogiorno, ci uniremo a tutti i fedeli del mondo per recitare questa preghiera meravigliosa, nata dal cuore del Beato Bartolo Longo, che, nel suo grande amore per la Beata Vergine, osa arrivare ad altezze incomparabili, definendola “Onnipotente per grazia”.

Queste stesse parole, poi, sono state accolte e riportate dal Papa San Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica sul Santo Rosario, dove chiarisce che tale “audace espressione” poggia sulla fiducia che la materna intercessione di Maria può tutto sul cuore del Figlio (Rosarium Virginis Mariae, 16).

è con la medesima fiducia, perciò, che desideriamo affidare alla Santa Vergine tutte le nostre attività pastorali, a cominciare dagli impegni per le Missioni ecclesiali, a cui questo mese di ottobre è ugualmente dedicato.

Il 13 ottobre, poi, celebreremo l'ultima apparizione della Madonna a Fatima, che però non segnerà la conclusione del Centenario. Infatti, insieme con il nostro Vescovo diocesano, Mons. Mauro Parmeggiani, abbiamo pensato di concludere solennemente il Centenario delle apparizioni lo stesso giorno in cui verrà celebrato a Fatima, cioè il prossimo 26 novembre, Festa di Cristo Re.

Pertanto, sentiamoci già tutti invitati a partecipare a questo solenne avvenimento durante la celebrazione eucaristica delle ore 10,30, che sarà presieduta dal nostro Presule. In quella occasione, rinnoveremo l'Affidamento alla Santa Vergine con la Preghiera Giubilare, composta appositamente per il centenario.

Intanto, desideriamo prepararci a vivere come veri devoti di Maria tutti gli avvenimenti che il nostro Dio ha già predisposto per il nostro progresso spirituale e la nostra santificazione. Riprendiamo, perciò, con fiducia tra le mani la corona del Rosario, ripensando con quali sublimi parole il Beato Bartolo Longo chiude la sua Supplica alla Regina del Santo Rosario: “O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia. A te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.”.

Con grande affetto

p. Carlo, omv

 

 

 

 

 Posted by at 11:56

FdC 88 – Appuntamenti di ottobre 2017

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Set 262017
 

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SABATO 7 OTTOBRE 2017

Ore 16:00: E. V. O. 1
Presentazione del cammino spirituale degli E.V.O. 1 [Programma]

 

DOMENICA 8 OTTOBRE 2017

Ore 9:30: Ritiro spirituale aperto a tutti   
                 Diretto da P. Armando Santoro omv [Programma]

0000

MARTEDÌ 10 OTTOBRE 2017

Ore 15:30:
Scuola di Direzione e Discernimento Spiritule – Anno 3°

 

SABATO 14 OTTOBRE 2017

Ore 15:30: E.V.O. 2
Ore 15:30: Gruppo L. e V. O. [Liturgia e vita ordinaria]
                   con Sr Mary Kowalski omvf  [Programma]

LUNEDÌ 16 OTTOBRE 2017

Ore 16:00
GRUPPO DEI CLASSICI DELLA SPIRITUALITÀ CRISTIANA
diretto da Don Vincenzo Greco [Programma]

MARTEDÌ 17 OTTOBRE 2017

Ore 15:30:
Scuola di Direzione e Discernimento Spiritule – Anno 2°

 

SABATO 21 OTTOBRE 2017

Gruppo Arte & Spiritualità con Kasia Maraska  [Programma]

0G2

DOMENICA 22 OTTOBRE 2017

Ore 10:00:
Incontro di spiritualità coniugale per sposi e fidanzati 
con P. Francesco malara omv sr Anna Cappellucci omvf e
il dott. Stefano Ottaviani,  [Programma]


MARTEDÌ 24 OTTOBRE 2017

Ore 15:30:
Scuola di Direzione e Discernimento Spiritule – Anno 1°

 

SABATO 28 OTTOBRE 2017

Ore 15:30: E. V. O. 1

 
   
   
   

 

 

 

 

 Posted by at 10:49

FdC 88 – L’Editoriale di P. Armando omv

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Set 262017
 

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Carissimi Amici di Casa Lanteri,

il treno è ripartito: si ricomincia, mai in ritardo come quest'anno, ma abbiamo avuto una super estate ricca di impegni apostolici, vediamo di riassumerli.

Dal 31 maggio all'8 giugno ho diretto un corso di Esercizi Spirituali sulla Seconda Settimana ignaziana con solo due esercitanti [foto a destra].

Dal 9 al 16 giugno il nostro P. Carlo Rossi omv, ha diretto un altro corso di Esercizi predicati intitolati «Spirito del Padre e del Figlio: Spirito d'Amore» [foto sotto].

 

       

Sabato 3 giugno c'è stata la conclusione del primo anno del Gruppo di Arte & Spiritualità con la benedizione delle icone che sono state realizzate dalle partecipanti a questo corso iconografico. L'icona che hanno imparato a scrivere è quella del Cristo Pantocratore.

        

Bellissimo momento di comunità è stato il pellegrinaggio a S. Gabriele dell'Addolarata ai piedi del Gran Sasso, domenica 11 giugno, come conclusione del cammino spirituale del gruppo famiglia e di quello dei ritiri mensili [foto sotto].

             

A luglio abbiamo avuto la gioia dell'arrivo P. Francesco Malara omv quale membro della nostra comunità OMV di San Vittorino, P. Francesco viene dalla Comunità OMV di Teramo dove ha svolto il ministero di Parroco della Parrocchia di San Berado e Cappellano della locale Università degli studi.

P. Francesco, tra l'altro, si impegnerà come assistente spirituale del Gruppo Famiglia. Ringraziamo il buon Dio che ci ha sta regalando la gioia di questa presenza sacerdotale altamente qualificata.

E poi gli Esercizi di luglio…:

              

E il mese ignaziano di agosto…, iniziato così:

             

Proseguito poi così…:

    

E poi il corso di settembre:

               

E, infine, il corso che sto dirigendo a 14 sacerdoti, mentre preparo questo Foglio, presso il Seminario Mater Ecclesæ dei Legionari di Cristo a Roma, coadiuvato dal nostro amico e  parroco di S. Eligio, Don Joseph Alexander de Leon:

                 

E ora si ricomincia con le attività ordinarie di Casa Lanteri. Raccomando a tutti voi di fare pubblicità alla presentazione del cammino spirituale degli EVO che si svolgerà, piacendo a Dio, sabato 7 ottobre alle ore 16:00.

Ringrazio molto la nostra amica di Latina, Tania Giovannoli, che ha accettato di dare il cambio all'amica Flavia Ricci che l'anno scorso, con grande entusiasmo ci ha accompagnato con le sue meditazioni sulla Parola dopo che l'anno precedente era stato suo marito, Fabrizio Fiorenza, a farlo.

Abbiamo ancora una novità a Casa Lanteri e, cioè, la presenza tra i membri della Comunità OMVF che qui presta il suo servizio, di Sr Enrica Maccio' trasferita qui dalla Comunità OMVF di Trapani. Sr Enrica prenderà il posto di  Sr Margaret Fernando omvf, che ritorna nella sua Sri Lanka dopo un paio d'anni passati qui con una presenza silenziosa, operosa e cordiale. Grazie sr Margaret!

Infine una bella notizia: ho chiesto all'amico don Vincenzo Greco, Canonico della Cattedrale di Terni, Direttore dell'Ufficio Diocesano Ecumenismo e Dialogo, licenziato in Teologia Spirituale presso il «Teresianum» di Roma, che ho conosciuto da poco, di guidare il nostro Gruppo dei Classici della Spiritualità Cristiana e lui ha accettato con entusiasmo. 

La Provvidenza ha voluto così che il Gruppo non cessasse la sua attività quest'anno, in quanto per via dei suoi svariati impegni questo povero prete non ce la faceva a portarlo avanti lui: Deo gratias! 

Il testo che sarà oggetto di studio di quest'anno per questo Gruppo sarà «Il libro» di s. Angela da Foligno. [Clicca qua per il programma e il calendario].

Concludo ricordando l'intensissima gioia che il buon Dio ci ha regalato sabato 23 settembre scorso con la prima professione religiosa dei nostri tre novizi OMV, Fabrizio Crucitti, Luca Chirizzi e Christian Mauri. Accompagnamoli verso il sacerdozio di Cristo con il nostro affetto, la nostra preghiera e il nostro incoraggiamento.

     

Buona lettura e Dio vi benedica tutti

P. Armando omv

     

 

 

 

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FdC 88 – Foglio di Collegamento di Ottobre 2017

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Set 252017
 

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Incontri di spiritualità coniugale – Anno 2016/2017

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Set 072017
 

Si tratta di una proposta alle coppie di tutte le età per crescere e  maturare come coppia cristiana. Ogni coppia è invitata a recuperare il ministero sacramentale.
Viene data priorità alla propria relazione d'amore valorizzando la vita di ogni giorno.

Dirigono gli incontri
Sr Anna Cappellucci omvf

Cell. 339 6473163  
<sranna58@gmail.com>
 

e il dott. Stefano Ottaviani psicoterapeuta
ottaviani.psi@libero.i

 

 

CALENDARIO DEGLI INCONTRI
 
 23 Ottobre 2016             27 Novembre 2016         18 Dicembre 2016            29 Gennaio 2017
 26 Febbraio
 2017           26 Marzo 2017                   30 Aprile 2017
 
FINE SETTIMANA SPIRITUALE PER COPPIE DI SPOSI – 26-28 MAGGIO 2017
Venerdì 26 maggio 2017
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25

 Ore 19:15
 P. Armando Santoro omv: S. Giuseppe: sposo e padre

Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25  Ore 21:15
 Dott. Stefano Ottaviani: Il conflitto nella coppia e la possibilità della regressione
 
Sabato 27 maggio 2017
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25          
 Ore 9:30
 P. Armando Santoro omv: Briciole di vita famigliare nel Vecchio
 e nel Nuovo Testamento/A
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25  Ore 10:30
 P. Armando Santoro omv: Briciole di vita famigliare nel Vecchio
 e nel Nuovo Testamento/B
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25    Ore 12:00
 P. Armando Santoro omv: Omelia alla s. Messa
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25     Ore 16:00
 Sr Anna Cappellucci omvf: Maria Donna e Sposa
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25    Ore 18:00
 Sr Anna Cappellucci omvf: Maria Donna e Madre
 
Domenica 28 maggio 2017
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25  Ore 9:30 Dott. Stefano Ottaviani: La ricostruzione e ridefinizione continua del sistema
 coniugale: gli sposi e il loro cambiamento
Schermata 2015-11-04 alle 19.16.25  Ore 11:30
 P. Armando Santoro omv: Omelia alla s. Messa

 

 

 

 

Incontro di domenica 26 marzo 2017
Guarire insieme Creare, separare, soffrire Le cinque chiavi    
 

 

 

Incontro di domenica 26 febbraio 2017
Prega il Padre tuo Le ferite      
   

 

 

Incontro di domenica 29 gennaio 2017
Bambino interiore Le nostre relazioni      
   

Incontro di domenica 27 novembe 2016

 

 

Preghiera di inizio Introduzione al cammino Partire insieme L'amore nel matrimonio Partire insieme
 

PROGRAMMA TIPO DI OGNI RITIRO

 

 

Ore 10:00 Inizio dell’incontro

 –  La vita spirituale della coppia

 –  Esperienza di preghiera

 –  Le dinamiche di relazione

Ore 13:00 Pranzo (la Casa fornirà il primo piatto, per il resto ogni famiglia porti  qualcosa da  condividere 
                              fraternamente)

Ore 14:30   Riflessione di coppia segue testimonianze di vita

Ore 16:00   Assemblea conclusiva

Ore 17:30   S. Messa  (Inverno ore 18:00).

Quota pranzo ad offerta       Servizio baby sitter
 
 
 

ARCHIVIO DEGLI INCONTRI DELL'ANNO 2016-2016
ARCHIVIO DEGLI INCONTRI DELL'ANNO 2014-2015
ARCHIVIO DEGLI INCONTRI DELL'ANNO 2013-2014
ARCHIVIO DEGLI INCONTRI DELL'ANNO 2012-2013

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FdC 87 – Il pensiero eucaristico del mese… di P. Luc Vaubert sj

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Giu 022017
 

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Dal Trattato sulla s. Comunione di P. Luc Vaubert sj

PARTE PRIMA – CAPITOLO SECONDO
Il desiderio di Gesù Cristo nell’Eucaristia è di renderci simili a Lui per animarci ad amarlo più perfettamente

1. L’unione contribuisce all’amore, ma anche la distinzione contribuisce, e l’amore reciproco non può esistere che dove ci siano almeno due persone diverse. Tra i veri amici tutto deve essere uno; tutto, tranne che le loro stesse persone, ma affinché si possano amare occorre che le loro persone si rassomiglino. La rassomiglianza è una delle sorgenti dell’amicizia e della simpatia che lega così dolcemente e fortemente i cuori, altro non è che una conformità d’inclinazioni.

Perché Dio ha creato l’uomo a sua immagine? Per disporlo ad accogliere il grande precetto che doveva donargli, di amarlo con tutto il suo cuore. Perché ha formato Eva così simile ad Adamo? Perché ella doveva diventare la sua sposa e desiderava che si stabilisse tra i due un amore ugualmente tenero e duraturo: «Facciamo un aiuto che gli sia simile» (Gen 2,18). Perché l’amore ci porta ad imitare coloro che noi amiamo e così l’amore si conserva e cresce.

Infine, il reciproco amore dell’Eterno Padre e del suo Figlio Unigenito, è l’origine e il modello di tutti i veri amori e il Verbo è la perfetta immagine del Padre suo e lo specchio senza macchia di tutte le sue adorabili perfezioni. E se la carità trova la sua ultima perfezione in cielo, è che in quell’ultimo giorno noi saremo, secondo l’apostolo s. Giovanni, trasformati in Dio: «Saremo simili a Lui» (1Gv 3,2).

2. Se dunque, anime cristiane, voi desiderate amare Gesù Cristo e farvi amare da Lui, occorre che diventiate simili a Lui ed è mangiando il suo corpo e bevendo il suo sangue che voi gli rassomiglierete. Perché, secondo s. Tommaso, uno dei più grandi benefici prodotti dalla s. Comunione è quello di trasformarci a somiglianza dell’immagine di Dio, cioè di Gesù Cristo.

L’Abbé Tupert (In Exod., II) parla di questo soggetto in un modo molto ingegnoso: «Il demonio – dice lui – tentò i nostri progenitori dicendo loro: “Mangiate il frutto e sarete come degli dèi. Essi gli credettero nonostante Dio li avesse minacciati di morte se ne avessero gustato. Per rimediare a questo disordine, il Salvatore ci “tenta” a sua volta dicendoci: “Mangiate il mio corpo, bevete il mio sangue e diventerete degli dèi. Credendogli, più sulla sua parola che sui nostri sensi che percepiscono le apparenze esteriori del pane e del vino e con una santa e religiosa fede ripariamo all’imprudente e ingiusta credulità di Eva e di Adamo.

In effetti questo pane celeste è di una natura ben differente da quella del pane ordinario: noi non lo cambiamo nella nostra sostanza quando lo prendiamo, ma è esso, al contrario, che ci cambia nella sua sostanza. “Mangiate il mio corpo – disse un giorno il Salvatore a s. Agostino – voi non mi trasformate affatto in voi, Io vi trasformo in Me”

3. Per scendere in maggiori dettagli, noi possiamo rassomigliare a qualcuno in tre dimensioni: nel suo aspetto fisico, nella sua natura e  essenza, e nelle sue azioni.

Si rassomiglia nell’aspetto fisico, quando si ha la stessa taglia, la stessa figura e gli stessi tratti del viso. Si rassomiglia nell’essenza, quando si hanno le stesse capacità e le stesse inclinazioni. SI rassomiglia nelle azioni, quando si agisce motivati dagli stessi principi e dalle stesse finalità. La prima rassomiglianza possiamo chiamarla immagine; la seconda simpatia e la terza, imitazione. Il Salvatore con la s. Comunione ci rende simili a Lui in tre maniere che s. Tommaso spiega attraverso tre belle comparazioni (cf  De Sacr. Alt.).

4. La prima comparazione di cui egli si serve, è quella di un sigillo applicato su della cera molle sulla quale imprime la propria figura. «Quando riceviamo la s. Comunione – dice il santo Dottore – Gesù Cristo imprime il suo corpo come un sigillo sui nostri cuori brucianti dell’amore di Dio, purificati dalla penitenza e inteneriti d’amore per il prossimo, non per essere cambiato in noi, questo sarà impossibile, ma per trasformare noi in Lui e imprimere nelle nostre anime l’immagine della sua bontà e delle sue perfezioni divine». Quando, nel libro dei Cantico dei Cantici, la Sposa invita lo Sposo a metterla come un sigillo sul suo cuore e sul suo braccio (cf Ct 8,6), è il Figlio di Dio, secondo la spiegazione di un grande maestro della vita spirituale, il padre Louis du Pont, che ci esorta alla s. Comunione, per imprimere la sua rassomiglianza nelle nostre anime. Il Figlio di Dio, imprimendo nelle nostre anime l’impronta di Se Stesso, che è l’immagine della sostanza del Padre, restaura l’immagine di Dio sporcata dal peccato e comunica ad esse una bellezza tutta divina. Perché il pane celeste non contribuisce ad imbellire le anime meno di come il buon cibo contribuisca a rendere floridi e belli i corpi. S. Giovanni Crisostomo si spiega mirabilmente intorno a ciò: «Questo sangue – dice parlando della s. Eucaristia – fa brillare in noi l’immagine di Gesù Cristo, comunica all’anima bellezza e nobiltà, e le impedisce, nutrendola, di cadere in debolezza. Questo sangue è la sua salute, esso la purifica, la rende bella, l’abbraccia e la rende più splendente dell’oro e più luminosa del fuoco. Giacché, allo stesso modo che un oggetto immerso nell’oro fuso diventa tutto dorato, così l’anima immersa in questo sangue diventa pura e bella come l’oro». Egli, aggiunge più avanti che un cristiano comunicandosi si riveste del manto reale di Gesù Cristo, o ancora di più, si riveste di Gesù Cristo stesso. Si può descrivere meglio la virtù che ha l’Eucaristia di trasformarci nella rassomiglianza del Salvatore? Possiamo meglio esprimere l’eccellenza e la bellezza di questa rassomiglianza che viene paragonata allo splendore dell’ora e alla luminosità del fuoco? Possiamo noi meglio dichiarare quanto questa immagine si perfetta dicendo che questo Sacramento ci riveste degli abiti e degli ornamenti di Gesù Cristo e che ci riveste di Gesù Cristo stesso?

5. Non solamente, il Salvatore, per mezzo della s. Comunione, restaura in noi l’immagine della sua bellezza, ma si unisce a noi in corpo e in spirito, e comunica anche la sua bontà, le sue inclinazioni e virtù. La pratica dell’umiltà, della pazienza della mortificazione, dell’amore ai nemici, così opposta alle nostre inclinazioni naturali, ci diventa allora facile. Perché dice s. Tommaso, allo stesso modo che una goccia di acqua gettata in un grande recipiente di vino si perde e si confonde così bene che non la si distingue più, tanto essa rassomiglia al vino, così l’anima unita a Gesù Cristo è come quella goccia d’acqua, come una goccia da un secchio (Is 40,15). L’anima prende talmente le inclinazioni di Gesù Cristo, si conforma così perfettamente ai suoi gusti e modi, che sembra proprio cambiata in Lui.

Possiamo prendere questa comparazione dagli usi della Chiesa che mischia sempre un po’ di acqua al vino del calice della consacrazione. Perché questa miscela, secondo s. Cipriano, significa l’unione che i fedeli, rappresentati dall’acqua, contraggono con Gesù Cristo in questo Sacramento, e la rassomiglianza segue naturalmente all’unione.

6. Questo effetto è così proprio all’Eucaristia che l’illustre patriarca di Venezia, s. Lorenzo Giustiniani, ne ricava una prova della presenza reale di Gesù Cristo in questo Sacramento: «Se il corpo del Figlio di Dio – dice lui (Serm. De l’Euchar.), non fosse affatto nell’Eucaristia, come un po’ di pane e del vino potrebbero operare tanti miracoli? Da dove verrebbe questa forza nel corpo e nell’anima? Da dove verrebbe questo rinnovamento dell’uomo interiore, questo fervore della carità, questo gusto così delizioso di dolcezza spirituale, questa abbondanza di pace, questo amore dei beni eterni, questo ardente desiderio di avanzare nelle virtù e questi fervorosi rendimenti di grazie? Per la devota ricezione di questo augusto Sacramento, gli odi cessano, le tensioni si acquietano, le liti cessano, i vizi dispiacciono, si ama la castità e si disprezza la terra. Per mezzo dell’Eucaristia l’uomo diventa tutto un altro, cambia in meglio, non per natura, ma per grazia. Egli ferma la sua lingua, ama il silenzio, si applica alla preghiera, conserva l’unione fraterna, si impegna nella purezza del cuore e in tutto ciò che sa essere gradito a Dio. Giacché questi progressi spirituali non possono essere causati che dalla bontà dello Spirito Santo e l’amabile presenza di Gesù Cristo che opera questi meravigliosi cambiamenti, non ugualmente in tutti, ma secondo le disposizioni di colui che si comunica, e secondo quelle di Gesù Cristo che li realizza nella sua misericordia».

Ma, essendo così, voi che leggete, se siete ancora così imperfetti, se rassomigliate poco a Gesù Cristo, è tutta colpa vostra. Sicuramente, o voi vi comunicate troppo raramente, o vi mancano le disposizioni idonee a far bene la s. Comunione.

7. Quando noi portiamo in noi l’immagine di Gesù Cristo e abbiamo le sue stesse inclinazioni, è naturale che noi imitiamo la sua condotta e che seguiamo i suoi esempi. È questo l’ultimo tocco con cui la s. Eucaristia completa di realizzare la nostra rassomiglianza a Lui. S. Tommaso lo spiega con tre comparazioni simili a quelle due altre di prima, eccole:  «È proprio di un pollone di un buon albero – dice l’ammirabile Dottore – quando esso è innestato su un  albero selvatico, di prevalere su questo per la sua forza naturale e di comunicargli la sua dolcezza togliendogli la sua asprezza e facendogli produrre dei frutti simili ai suoi. Ugualmente, il corpo di Gesù Cristo, innestato, per così dire, in noi, corregge i nostri difetti, ci comunica la sua bontà, e la virtù di produrre foglie, fiori e frutti di giustizia simili a quelli prodotti da Lui stesso. È questo – continua s. Tommaso – che lo Spirito Santo ci insegna per bocca del profeta Ezechiele, quando dice: «Io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello e lo pianterò sopra un monte alto, massiccio; lo pianterò sul monte alto d'Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico» (Ez 17,22-23). Questo alto cedro è Dio Padre, i suoi rami elevati sono i patriarchi di cui la Vergine Santa è la cima, è la carne di Maria. Lo Spirito Santo pianta questo eccellente germoglio sulla montagna elevata, ogni volta che distribuisce ai fedeli – elevati dalla terra al cielo per mezzo dei loro desideri – il Sacramento del Corpo del Signore. Da questa unione nascono frutti eccellenti. Giacché il cuore di un fedele perde l’amarezza dei suoi vizi per la forza del Sacramento, e produce, sull’esempio di Gesù Cristo, i fiori, i frutti delle virtù e delle buone opere. È per questo che Egli diceva s. Agostino: «Io sono il cibo dei forti». È questo che desidera la Sposa quando diceva: «Attirami dietro a Te» (Ct 1,4), come se lei gli dicesse: «Cambiami in Te per la forza del mio amore e del tuo, unendoti a me, stando nel mio cuore, distruggi quella maledetta radice che produce frutti così amari, affinché la forza della tua dolcezza e della tua bontà prevalga con potenza su di me. È per questo, infine, che s. Paolo dice: «Io vivo, non più io, ma è Gesù Cristo che vive in me» (Gal 2,20)».Tutto questo dice s. Tommaso, ma sembra che abbia preso queste similitudini da s. Dionisi l’Aeropagita, che chiama l’unione che noi contraiamo con Gesù, innesto spirituale (De hier. Eccl., III).

Vedete bene dunque come il Figlio di Dio imprime in noi la sua immagine, ci comunica le sue inclinazioni e ci fa agire come Lui, quando noi lo riceviamo con le dovute disposizioni. Ma se la rassomiglianza produce l’amore reciproco, poteva il nostro Salvatore, per animarci all’amore verso di Lui e così poterci ricambiare moltiplicato il suo amore, inventare un mezzo più efficace dell’adorabile Eucaristia che ci rende così santi e così simili a Lui? Sii sempre benedetto, o mio adorabile Salvatore, per un così grande e inestimabile dono!

[Clicca qui per leggere tutto il trattato]

   

        

 

 

 

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FdC 87 – Il nostro «Tabor»… di Assunta & Roberto Basile

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Giu 022017
 

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Carissimi Amici di Casa Lanteri,
domenica 28 maggio con un ritiro di tre giorni si è concluso il percorso di formazione per coppie di sposi, guidato da Padre Armando,  sr Anna e il dott. Stefano Ottaviani

Il week and è stato intenso di argomenti e contenuti,  scanditi da tempi di preghiera.  Abbiamo sperimentato attenzione da parte dei relatori con una profonda gioia e condivisione con le altre coppie partecipanti.  

Schermata 2017-06-02 alle 11.27.43

Riteniamo davvero importante per la nostra permanente formazione di sposi e genitori aver percorso questo cammino dove con semplicità e competenza siamo stati accompagnati a una più profonda comprensione della nostra chiamata. Non è sempre facile visti gli innumerevoli impegni quotidiani poterci fermare per poter ricevere questa preziosa opportunità di ascolto personale e di coppia, formazione, riflessione e preghiera.

È stato il nostro «Tabor» dove abbiamo visto la gloria di Dio, che chiamandoci figli prediletti ci ha mostrato il suo progetto sul matrimonio sacramento. 

Roberto & Assunta Basile

   

 

 

 

 

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