Mag 072018
 

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  Dal Libro del Deuteronomio (4,32-34.39-40)
Mosè parlò al popolo dicendo: «32Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? 33Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo? 34O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi? 39Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro. 40Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».

 

Carissimi Amici, eccoci giunti quasi alla fine dell’anno pastorale. Questa volta ho fermato lo sguardo sulla Prima Lettura della Solennità della Santissima Trinità.

Mosè parla al popolo e chiede di interrogare i tempi antichi… “Vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa?”. Mosè si riferisce a Dio che parla dal fuoco del roveto, che sceglie il popolo d’Israele… Si udì mai cosa simile a questa?

Mosè è stupefatto e solo per questi segni bisogna credere in Dio e osservare i suoi comandi. 

Ma, amici miei, questo brano mi ha fatto pensare a cosa ben altro è accaduto dopo. Dio si è fatto Embrione per nascere da un’umile donna di Nazaret, in una piccola stalla, omaggiato da semplici pastori. E già questo potrebbe lasciarci senza fiato, farci rimanere in contemplazione, a bocca aperta… 

E il Giovedì Santo ci ha lasciato Sé Stesso nell’Eucarestia.

Ha patito, sofferto, sanguinato, è stato sputacchiato e deriso, flagellato e umiliato… e già sarebbe troppo da sopportare… ma che tutto questo lo ha fatto “per me”… e beh, Amici… come si fa…

E poi è morto perdonando ed è risorto, è apparso, ci ha donato lo Spirito Santo. Voi ci pensate? Ci siamo abituati forse a tutto ciò? Se è così, Mosè ci invita ad interrogare noi stessi: “Si udì mai cosa simile a questa?”. E tutto questo amore “sprecato”, donato, sparso, non ci richiama forse amore? Mosè dice di osservare le Leggi per essere felice lui e i suoi discendenti, perché solo così si è felici. Dio non toglie, ma dà. Amici miei, dopo aver vissuto insieme quasi tutto l’anno liturgico, vorrei lasciarvi con lo stupore di Mosè, che deve diventare il nostro stupore.

Meditiamo bene, come Maria, nel nostro cuore quanto il Signore ha fatto per noi (Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente) e con la semplicità dei bambini diciamogli semplicemente la nostra gratitudine e il nostro Amore. 

              Tania Giovannoli

 

 

 

 

 

 

 

 Posted by at 12:31

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