Oblati di Maria Vergine

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FdC 87 – Il pensiero eucaristico del mese… di P. Luc Vaubert sj

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Dal Trattato sulla s. Comunione di P. Luc Vaubert sj

PARTE PRIMA – CAPITOLO SECONDO
Il desiderio di Gesù Cristo nell’Eucaristia è di renderci simili a Lui per animarci ad amarlo più perfettamente

1. L’unione contribuisce all’amore, ma anche la distinzione contribuisce, e l’amore reciproco non può esistere che dove ci siano almeno due persone diverse. Tra i veri amici tutto deve essere uno; tutto, tranne che le loro stesse persone, ma affinché si possano amare occorre che le loro persone si rassomiglino. La rassomiglianza è una delle sorgenti dell’amicizia e della simpatia che lega così dolcemente e fortemente i cuori, altro non è che una conformità d’inclinazioni.

Perché Dio ha creato l’uomo a sua immagine? Per disporlo ad accogliere il grande precetto che doveva donargli, di amarlo con tutto il suo cuore. Perché ha formato Eva così simile ad Adamo? Perché ella doveva diventare la sua sposa e desiderava che si stabilisse tra i due un amore ugualmente tenero e duraturo: «Facciamo un aiuto che gli sia simile» (Gen 2,18). Perché l’amore ci porta ad imitare coloro che noi amiamo e così l’amore si conserva e cresce.

Infine, il reciproco amore dell’Eterno Padre e del suo Figlio Unigenito, è l’origine e il modello di tutti i veri amori e il Verbo è la perfetta immagine del Padre suo e lo specchio senza macchia di tutte le sue adorabili perfezioni. E se la carità trova la sua ultima perfezione in cielo, è che in quell’ultimo giorno noi saremo, secondo l’apostolo s. Giovanni, trasformati in Dio: «Saremo simili a Lui» (1Gv 3,2).

2. Se dunque, anime cristiane, voi desiderate amare Gesù Cristo e farvi amare da Lui, occorre che diventiate simili a Lui ed è mangiando il suo corpo e bevendo il suo sangue che voi gli rassomiglierete. Perché, secondo s. Tommaso, uno dei più grandi benefici prodotti dalla s. Comunione è quello di trasformarci a somiglianza dell’immagine di Dio, cioè di Gesù Cristo.

L’Abbé Tupert (In Exod., II) parla di questo soggetto in un modo molto ingegnoso: «Il demonio – dice lui – tentò i nostri progenitori dicendo loro: “Mangiate il frutto e sarete come degli dèi. Essi gli credettero nonostante Dio li avesse minacciati di morte se ne avessero gustato. Per rimediare a questo disordine, il Salvatore ci “tenta” a sua volta dicendoci: “Mangiate il mio corpo, bevete il mio sangue e diventerete degli dèi. Credendogli, più sulla sua parola che sui nostri sensi che percepiscono le apparenze esteriori del pane e del vino e con una santa e religiosa fede ripariamo all’imprudente e ingiusta credulità di Eva e di Adamo.

In effetti questo pane celeste è di una natura ben differente da quella del pane ordinario: noi non lo cambiamo nella nostra sostanza quando lo prendiamo, ma è esso, al contrario, che ci cambia nella sua sostanza. “Mangiate il mio corpo – disse un giorno il Salvatore a s. Agostino – voi non mi trasformate affatto in voi, Io vi trasformo in Me”

3. Per scendere in maggiori dettagli, noi possiamo rassomigliare a qualcuno in tre dimensioni: nel suo aspetto fisico, nella sua natura e  essenza, e nelle sue azioni.

Si rassomiglia nell’aspetto fisico, quando si ha la stessa taglia, la stessa figura e gli stessi tratti del viso. Si rassomiglia nell’essenza, quando si hanno le stesse capacità e le stesse inclinazioni. SI rassomiglia nelle azioni, quando si agisce motivati dagli stessi principi e dalle stesse finalità. La prima rassomiglianza possiamo chiamarla immagine; la seconda simpatia e la terza, imitazione. Il Salvatore con la s. Comunione ci rende simili a Lui in tre maniere che s. Tommaso spiega attraverso tre belle comparazioni (cf  De Sacr. Alt.).

4. La prima comparazione di cui egli si serve, è quella di un sigillo applicato su della cera molle sulla quale imprime la propria figura. «Quando riceviamo la s. Comunione – dice il santo Dottore – Gesù Cristo imprime il suo corpo come un sigillo sui nostri cuori brucianti dell’amore di Dio, purificati dalla penitenza e inteneriti d’amore per il prossimo, non per essere cambiato in noi, questo sarà impossibile, ma per trasformare noi in Lui e imprimere nelle nostre anime l’immagine della sua bontà e delle sue perfezioni divine». Quando, nel libro dei Cantico dei Cantici, la Sposa invita lo Sposo a metterla come un sigillo sul suo cuore e sul suo braccio (cf Ct 8,6), è il Figlio di Dio, secondo la spiegazione di un grande maestro della vita spirituale, il padre Louis du Pont, che ci esorta alla s. Comunione, per imprimere la sua rassomiglianza nelle nostre anime. Il Figlio di Dio, imprimendo nelle nostre anime l’impronta di Se Stesso, che è l’immagine della sostanza del Padre, restaura l’immagine di Dio sporcata dal peccato e comunica ad esse una bellezza tutta divina. Perché il pane celeste non contribuisce ad imbellire le anime meno di come il buon cibo contribuisca a rendere floridi e belli i corpi. S. Giovanni Crisostomo si spiega mirabilmente intorno a ciò: «Questo sangue – dice parlando della s. Eucaristia – fa brillare in noi l’immagine di Gesù Cristo, comunica all’anima bellezza e nobiltà, e le impedisce, nutrendola, di cadere in debolezza. Questo sangue è la sua salute, esso la purifica, la rende bella, l’abbraccia e la rende più splendente dell’oro e più luminosa del fuoco. Giacché, allo stesso modo che un oggetto immerso nell’oro fuso diventa tutto dorato, così l’anima immersa in questo sangue diventa pura e bella come l’oro». Egli, aggiunge più avanti che un cristiano comunicandosi si riveste del manto reale di Gesù Cristo, o ancora di più, si riveste di Gesù Cristo stesso. Si può descrivere meglio la virtù che ha l’Eucaristia di trasformarci nella rassomiglianza del Salvatore? Possiamo meglio esprimere l’eccellenza e la bellezza di questa rassomiglianza che viene paragonata allo splendore dell’ora e alla luminosità del fuoco? Possiamo noi meglio dichiarare quanto questa immagine si perfetta dicendo che questo Sacramento ci riveste degli abiti e degli ornamenti di Gesù Cristo e che ci riveste di Gesù Cristo stesso?

5. Non solamente, il Salvatore, per mezzo della s. Comunione, restaura in noi l’immagine della sua bellezza, ma si unisce a noi in corpo e in spirito, e comunica anche la sua bontà, le sue inclinazioni e virtù. La pratica dell’umiltà, della pazienza della mortificazione, dell’amore ai nemici, così opposta alle nostre inclinazioni naturali, ci diventa allora facile. Perché dice s. Tommaso, allo stesso modo che una goccia di acqua gettata in un grande recipiente di vino si perde e si confonde così bene che non la si distingue più, tanto essa rassomiglia al vino, così l’anima unita a Gesù Cristo è come quella goccia d’acqua, come una goccia da un secchio (Is 40,15). L’anima prende talmente le inclinazioni di Gesù Cristo, si conforma così perfettamente ai suoi gusti e modi, che sembra proprio cambiata in Lui.

Possiamo prendere questa comparazione dagli usi della Chiesa che mischia sempre un po’ di acqua al vino del calice della consacrazione. Perché questa miscela, secondo s. Cipriano, significa l’unione che i fedeli, rappresentati dall’acqua, contraggono con Gesù Cristo in questo Sacramento, e la rassomiglianza segue naturalmente all’unione.

6. Questo effetto è così proprio all’Eucaristia che l’illustre patriarca di Venezia, s. Lorenzo Giustiniani, ne ricava una prova della presenza reale di Gesù Cristo in questo Sacramento: «Se il corpo del Figlio di Dio – dice lui (Serm. De l’Euchar.), non fosse affatto nell’Eucaristia, come un po’ di pane e del vino potrebbero operare tanti miracoli? Da dove verrebbe questa forza nel corpo e nell’anima? Da dove verrebbe questo rinnovamento dell’uomo interiore, questo fervore della carità, questo gusto così delizioso di dolcezza spirituale, questa abbondanza di pace, questo amore dei beni eterni, questo ardente desiderio di avanzare nelle virtù e questi fervorosi rendimenti di grazie? Per la devota ricezione di questo augusto Sacramento, gli odi cessano, le tensioni si acquietano, le liti cessano, i vizi dispiacciono, si ama la castità e si disprezza la terra. Per mezzo dell’Eucaristia l’uomo diventa tutto un altro, cambia in meglio, non per natura, ma per grazia. Egli ferma la sua lingua, ama il silenzio, si applica alla preghiera, conserva l’unione fraterna, si impegna nella purezza del cuore e in tutto ciò che sa essere gradito a Dio. Giacché questi progressi spirituali non possono essere causati che dalla bontà dello Spirito Santo e l’amabile presenza di Gesù Cristo che opera questi meravigliosi cambiamenti, non ugualmente in tutti, ma secondo le disposizioni di colui che si comunica, e secondo quelle di Gesù Cristo che li realizza nella sua misericordia».

Ma, essendo così, voi che leggete, se siete ancora così imperfetti, se rassomigliate poco a Gesù Cristo, è tutta colpa vostra. Sicuramente, o voi vi comunicate troppo raramente, o vi mancano le disposizioni idonee a far bene la s. Comunione.

7. Quando noi portiamo in noi l’immagine di Gesù Cristo e abbiamo le sue stesse inclinazioni, è naturale che noi imitiamo la sua condotta e che seguiamo i suoi esempi. È questo l’ultimo tocco con cui la s. Eucaristia completa di realizzare la nostra rassomiglianza a Lui. S. Tommaso lo spiega con tre comparazioni simili a quelle due altre di prima, eccole:  «È proprio di un pollone di un buon albero – dice l’ammirabile Dottore – quando esso è innestato su un  albero selvatico, di prevalere su questo per la sua forza naturale e di comunicargli la sua dolcezza togliendogli la sua asprezza e facendogli produrre dei frutti simili ai suoi. Ugualmente, il corpo di Gesù Cristo, innestato, per così dire, in noi, corregge i nostri difetti, ci comunica la sua bontà, e la virtù di produrre foglie, fiori e frutti di giustizia simili a quelli prodotti da Lui stesso. È questo – continua s. Tommaso – che lo Spirito Santo ci insegna per bocca del profeta Ezechiele, quando dice: «Io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello e lo pianterò sopra un monte alto, massiccio; lo pianterò sul monte alto d'Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico» (Ez 17,22-23). Questo alto cedro è Dio Padre, i suoi rami elevati sono i patriarchi di cui la Vergine Santa è la cima, è la carne di Maria. Lo Spirito Santo pianta questo eccellente germoglio sulla montagna elevata, ogni volta che distribuisce ai fedeli – elevati dalla terra al cielo per mezzo dei loro desideri – il Sacramento del Corpo del Signore. Da questa unione nascono frutti eccellenti. Giacché il cuore di un fedele perde l’amarezza dei suoi vizi per la forza del Sacramento, e produce, sull’esempio di Gesù Cristo, i fiori, i frutti delle virtù e delle buone opere. È per questo che Egli diceva s. Agostino: «Io sono il cibo dei forti». È questo che desidera la Sposa quando diceva: «Attirami dietro a Te» (Ct 1,4), come se lei gli dicesse: «Cambiami in Te per la forza del mio amore e del tuo, unendoti a me, stando nel mio cuore, distruggi quella maledetta radice che produce frutti così amari, affinché la forza della tua dolcezza e della tua bontà prevalga con potenza su di me. È per questo, infine, che s. Paolo dice: «Io vivo, non più io, ma è Gesù Cristo che vive in me» (Gal 2,20)».Tutto questo dice s. Tommaso, ma sembra che abbia preso queste similitudini da s. Dionisi l’Aeropagita, che chiama l’unione che noi contraiamo con Gesù, innesto spirituale (De hier. Eccl., III).

Vedete bene dunque come il Figlio di Dio imprime in noi la sua immagine, ci comunica le sue inclinazioni e ci fa agire come Lui, quando noi lo riceviamo con le dovute disposizioni. Ma se la rassomiglianza produce l’amore reciproco, poteva il nostro Salvatore, per animarci all’amore verso di Lui e così poterci ricambiare moltiplicato il suo amore, inventare un mezzo più efficace dell’adorabile Eucaristia che ci rende così santi e così simili a Lui? Sii sempre benedetto, o mio adorabile Salvatore, per un così grande e inestimabile dono!

[Clicca qui per leggere tutto il trattato]

   

        

 

 

 

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FdC 87 – Il nostro «Tabor»… di Assunta & Roberto Basile

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Carissimi Amici di Casa Lanteri,
domenica 28 maggio con un ritiro di tre giorni si è concluso il percorso di formazione per coppie di sposi, guidato da Padre Armando,  sr Anna e il dott. Stefano Ottaviani

Il week and è stato intenso di argomenti e contenuti,  scanditi da tempi di preghiera.  Abbiamo sperimentato attenzione da parte dei relatori con una profonda gioia e condivisione con le altre coppie partecipanti.  

Schermata 2017-06-02 alle 11.27.43

Riteniamo davvero importante per la nostra permanente formazione di sposi e genitori aver percorso questo cammino dove con semplicità e competenza siamo stati accompagnati a una più profonda comprensione della nostra chiamata. Non è sempre facile visti gli innumerevoli impegni quotidiani poterci fermare per poter ricevere questa preziosa opportunità di ascolto personale e di coppia, formazione, riflessione e preghiera.

È stato il nostro «Tabor» dove abbiamo visto la gloria di Dio, che chiamandoci figli prediletti ci ha mostrato il suo progetto sul matrimonio sacramento. 

Roberto & Assunta Basile

   

 

 

 

 

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FdC 87 – Sottobraccio all’Onnipotente… di Rita Storti

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Carissimi fratelli e sorelle in Cristo Gesù,
quest'anno, per la prima volta nella mia vita, ho fatto l'esperienza degli Esercizi Spirituali sotto la guida di P. Armando Santoro nel Santuario di S. Vittorino sono stati dei giorni pieni di sensazioni che sono diventate certezze. Quel Gesù che ognuno di noi prega pensandolo e facendone un'immagine nella nostra mente, che sicuramente scalda il nostro cuore, negli Esercizi si concretizza e diventa Persona presente al nostro cuore che con la dolcezza del Suo Amore ti invade l'anima e tutto il tuo essere e ti trasmette un fiume di Pace. 

Schermata 2017-06-02 alle 12.20.44
Foto di gruppo del corso di Esercizi Spirituali del 14-19 maggio 2017

Gli Esercizi sono giorni in cui la nostra anima si trova da sola con il suo Creatore ed è un connubio di certezze e di soavità che non si possono spiegare ma certamente ti danno modo di aprire la porta del tuo Cuore a Colui che vi bussa da un’eternità, poi quello che succede è unico irripetibile e diverso per ognuno di noi, riportandovi  poi nella vostra vita non più da soli ma sottobraccio all'Onnipotente che vi sostiene vi guida e cammina intorno e davanti a voi.

Con l'augurio che farete  questa esperienza di Vita, vi abbraccio con amore

Rita

 

 

 

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FdC 87 – La meditazione del mese… di Flavia Ricci

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[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti. (Mt 14, 22 – 36).

C’è un momento nella vita in cui ci fermiamo ad ascoltare il nostro cuore, scoprendo tanti aspetti molto fragili della nostra personalità e diverse situazioni che proprio ci spaventano. Sembra quasi di sentirsi inadeguati alla vita che viviamo, ai ritmi così veloci della quotidianità, a quel tempo che corre e a tutte quelle cose che avremmo voluto fare e che invece non siamo riusciti a realizzare, alle richieste tanto pressanti che riceviamo dalle persone che ci stanno accanto e che non riusciamo ad assecondare, a tutte quelle paure che ci assalgono nei momenti in cui non ce lo aspettiamo…

Ci sembra quasi di non riuscire a cambiare nulla di una situazione più grande di noi…di non riuscire a rimanere in piedi a causa del forte “vento”.

E’ proprio in quel momento che Gesù ci chiede di fermarci ed ascoltare.

Occorre fare silenzio dentro di noi, liberarsi dei nostri pensieri, delle nostre preoccupazioni, delle nostre paure e ricordarci delle parole di Gesù “…Non abbiate paura!”. 

Lui è lì, ma siamo noi che non lo sentiamo, presi dai nostri affanni, preoccupati di quel “vento forte” che ci fa barcollare…

Noi, che fidandoci di Lui potremmo “camminare sull’acqua”, siamo proprio come Pietro e dobbiamo riconoscerci in quell’appellativo che Gesù gli ha dato:“uomo di poca fede”….

Le tentazioni, le paure, le situazioni esterne difficili ci fanno agitare e ci destabilizzano.

A volte esplodiamo in quel grido “Signore, salvami”, senza tener presente che il Signore è sempre al nostro fianco, siamo noi che non riusciamo o non vogliamo vederlo, o lo scambiamo per un “fantasma” come hanno fatto gli apostoli…

E se cercassimo di ricordare sempre le sue parole: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” ?

Abbiamo sempre bisogno di un segno? Ma che fede abbiamo? 

Chiediamo al Signore di accrescere la nostra fede, lasciamo spazio a Lui e liberiamo la nostra anima dalla paura, che ci allontana da Lui e ci fa fare scelte sbagliate.

Quante volte abbiamo dubitato del Signore? E’ quella mancanza di fede che ci fa “affondare”

Per tutte quelle volte in cui la nostra fede è venuta a mancare chiediamogli perdono e, prima di ogni nostra azione, decidiamo di fare un atto di affidamento a Lui, che ci solleva in tutte le situazioni difficili che viviamo, così come ha fatto camminare Pietro sulle acque e, dopo essere saliti sulla barca, ha fatto cessare il vento.

Se noi riusciamo ad avere fede in Lui, ci accorgiamo che il “vento cessa”.

Riconosciamo la grandezza del Signore e la sua presenza anche nelle piccole cose che viviamo e continuiamo con fede a rivolgerci a Lui: solo così riusciremo a rimanere saldi e il “vento forte” non ci destabilizzerà.

Il “vento” intorno a noi può arrivare nei momenti più inaspettati, ma se siamo pronti a dare la mano a Gesù quando ce la tende, affidandoci completamente a Lui, certamente non affonderemo.

Preghiamo per rimanere saldi nella fede in Lui, ricordiamo le sue parole e facciamoci guidare da queste: “…Non abbiate paura!”. Solo così le situazioni esterne, soprattutto quelle più difficili che ci fanno sentire come in un mare agitato, non potranno più affondare la nostra barca!

Flavia Ricci

   

        

 

 

 

 

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FdC 87 – Gli appuntamenti dell’estate

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CHIUSURA DEL CAMMINO DEL GRUPPO DELLE FAMIGLIE E DEL GRUPPO DEL RITIRO SPIRITUAE MENSILE DOMENICA 11 GIUGNO 2017 CON L'USCITA PELLEGRINAGGIO AL SANTURAIO DI SAN GABRIELE DELLADDOLORATA IN ABRUZZO

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Informazioni presso Suor Anna e Sr Agata

 

ESERCIZI  SPIRITUALI  PREDICATI
[RIVOLTI A TUTTI]

diretti da
P. CARLO ROSSI OMV

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9 – 16 giugno 2017

«SPIRITO DEL PADRE E DEL FIGLIO: SPIRITO D'AMORE»

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ESERCIZI  SPIRITUALI  IGNAZIANI  DI  GRUPPO
CON  COLLOQUI  PERSONALI  QUOTIDIANI
PER  SACERDOTI,  RELIGIOSI  E  LAICI

diretti da P. ARMANDO SANTORO OMV

3 – 12 luglio 2017

3-24 agosto 2017 MESE IGNAZIANO

4-9 settembre 2017 – Prima Settimana Ignaziana

I corsi iniziano nel pomeriggio del primo giorno (ore 17:30) e
terminano con il pranzo dell’ultimo.

Previo accordo, i partecipanti a tutti i corsi possono parteciparvi solo parzialmente.

 

ESERCIZI SPIRITUALI
ICONOGRAFICI

Contempliamo l'icona di s. Elia profeta
Dirige il corso l'iconografa Kasia Malarska

23 – 25 giugno 2017

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FdC 87 – L’Editoriale di P. Armando Santoro omv

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Carissimi Amici di Casa Lanteri,
maggio è volato via lasciandoci la nostalgia del passaggio della nostra Madonnina Pellegrina da Fatima che abbiamo ospitato presso il nostro Santuario per una settimana.
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A maggio abbiamo concluso quasi tutte le nostre attività ordinarie, rimane la chiusura del Gruppo Famiglia e quello del Ritiro Aperto a tutti che faremo insieme con una uscita-pellegrinaggio al Santuario di San Gabriele dell'Addolarata in Abruzzo; e anche la chiusura del Gruppo Arte e Spiritualità che concluderà sabato 3 giugno con la benedizione delle icone frutto del lavoro di quest'anno. Schermata 2017-06-02 alle 19.47.43

Un maggio colmo di momenti forti: oltre al passaggio della Madonna Pellegrina, il corso di Esericizi Spirituali sulla Prima Settimana Ignaziana, il Fine Settimana Spirituale per le Famiglie, e l'inizio del corso di Esercizi sulla Seconda Settimana Ignaziana che è avvenuto il 31 maggio sera.

La nostra nuova amica Rita Storti ci parlerà dell'esperienza degli Esercizi di cui sotto potete vedere la foto del gruppo

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Esercizi Spirituali
14 – 19 maggio 2017

 

I nostri amici Assunta & Roberto Basile invece ci diranno due parole sul Fine
Settimana Spriituale per le Famiglie.

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Concludendo quest'anno pastorale un mio particolare ringraziamento va all'amica Flavia Ricci le cui meditazioni ci hanno accompagnato mensilmente:

grazie carissima Flavia della condivisione che ci hai regalto del tuo intimo rapporto d'amore con il Signore. È stato molto bello che, prima di te, per un anno sia stato tuo marito Fabrizio a donarci questo servizio: Dio benedica la vostra famiglia e la renda sempre più feconda e fonte di attrazione verso Cristo nella vostra comunità parrocchiale dove svolgete un prezioso servizio di aiuto alla formazione di famiglie cristiane.

A Dio piacendo, l'anno prossimo sarà la nostra amica di Latina, Tania Giovannoli [foto a destra], a continuare questo bel servizio di condivisione della riflessione personale sulla Parola: grazie Tania!

 

 

 

 

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Concludendo, vi chiedo una preghiera per il corso di Esercizi Spirituali che stiamo
facendo e che si concluderà, paicendo a Dio, giovedì 8 giugno prossimi e vi dò
appuntamento ai corsi di Esercizi Spirituali estivi [clicca qua per il calendario dei corsi].

Dio vi benedica tutti e santa estate

                                                                P. Armando omv

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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fdc 87 – La pagina di P. Carlo Rossi omv

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Carissimi Amici di Casa Lanteri,

Lo Spirito Santo ricolmi i vostri cuori e accenda in essi il fuoco del Suo Amore!

Il mese di giugno, che solitamente conclude l'Anno Pastorale in corso, inizia con la solenne celebrazione della Pentecoste, cioè con un invito a correre per le strade del mondo, per portare a tutti il lieto annuncio del Signore Risorto. Un invito, quindi, che non deve darci tregua neanche nel tempo dell'estate, dedicato abitualmente al rilassamento e al riposo.

Il “Dono”, promesso da Cristo Risorto, discende ancora una volta sulla Chiesa e su ogni uomo di buona volontà, inondandoci di luce e accendendo nei nostri cuori il fuoco dell'Amore divino.

Tale promessa deve suscitare in noi un intenso desiderio, vissuto nell'attesa orante, per poterci preparare ad una pronta accoglienza del Dono e per poterci aprire ad una profonda, grata riconoscenza.

Gli Apostoli si preparavano a ricevere lo Spirito nella preghiera unanime e perseverante, uniti a Maria, la Madre di Gesù.

È quello che abbiamo cercato di fare anche noi, concludendo il mese mariano con la recita itinerante di un Santo Rosario completo, fermandoci ad ogni mistero presso le varie edicole che circondano il piazzale del nostro Santuario e aggiungendo, quest'anno, anche dei tabelloni che riportavano i Misteri della Luce.

Sabato prossimo, nella solenne Veglia di Pentecoste, presieduta dal nostro Vescovo Mauro, ci uniremo ancora una volta intorno a Maria, per implorare la sua intercessione, perché lo Spirito ci renda saldi nella Fede, coraggiosi nella Speranza, trasformandoci in testimoni veri e credibili dell'Amore.

Questo stesso Amore vi protegga e vi accompagni anche in questo tempo di riposo e di vacanza, per realizzare sempre la Santa Volontà del Padre ed impegnarci con rinnovato vigore in tutte le attività che ci verranno proposte nel prossimo anno pastorale.

Maria Santissima custodisca nella Pace e nella serenità i vostri cuori!

Arrivederci a Settembre!

Con grande affetto

p. Carlo, omv

   

      

 

 

 

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FdC 87 – Foglio di collegamento di Giugno 2017

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giu 022017
 

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        sacrocuore

 

 

 

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FdC 86 – Un’alleanza con Gesù… di Marco & Fernanda

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mag 072017
 

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Per prima cosa ringraziamo il Signore e la Madonna per averci fatto conoscere la realtà del Santuario di San Vittorino ed i sacerdoti Oblati di Maria Vergine e le suore Oblate di Maria Vergine di Fatima

Poi un grazie enorme va a Suor ANNA CAPPELLUCCI ed a Padre ARMANDO SANTORO che ci hanno accolto a Casa Lanteri come figli e ci hanno aiutato a vivere quest'esperienza della prima settimana degli esercizi spirituali ignaziani.

Diciamo che il nostro dire grazie non sarà mai abbastanza per quello che abbiamo vissuto e ricevuto in questi 4 giorni di esercizi spirituali (dal 23 al 26 aprile): l'accoglienza, l'ospitalità, la cura nei minimi dettagli ad iniziare dalle stanze, alla mensa, al prezioso materiale fornito.

Ora parliamo un po' dell'esperienza vissuta con il Signore e di questi esercizi.

Sicuramente ci sarebbe tanto da dire, ma la cosa che ci sta a cuore e che vogliamo condividere è soltanto una. Siamo arrivati in due, Marco e Fernanda, coppia unita umanamente che ha sperimentato le povertà e miserie di questo mondo. Nel nostro percorso di fidanzamento siamo arrivati ad un certo punto  a capire che la comunione umana non basta per poter costruire qualcosa di eterno, qualcosa di indissolubile, per poter costruire una casa sulla roccia.

Serve qualcosa altro. Questo qualcosa altro è il SIGNORE. È LUI la roccia su cui costruire. Non si può promettere, infatti, qualcosa di eterno se prima al centro della coppia non si mette l'UNICO ETERNO PER ECCELLENZA: il SIGNORE GESÙ CRISTO.

È LUI, l'unico che può amarci nelle nostre povertà e ci aspetta proprio lì, per tirarci su, per ridarci la carica e salvarci.

Non dobbiamo aver paura delle nostre povertà, siamo umani e profondamente deboli.

Avendo sperimentato ciò abbiamo voluto allearci, pertanto, con il SIGNORE. È LUI che quando siamo deboli ci rende forti. Senza di LUI non possiamo fare nulla.

Concludiamo con il dire che siamo arrivati in due e andiamo via in TRE:
                              il SIGNORE GESÙ, Marco e Fernanda.

Schermata 2017-05-07 alle 22.50.27

Ora è LUI al centro del nostro rapporto.

Con affetto e tanta stima.

                                                                        Marco & Fernanda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Posted by at 22:34

FdC 86 – Il pensiero eucaristico del mese… di s. Caterina da Siena

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mag 062017
 

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Dal Dialogo della Divina Provviddenza, cap. 111

… O figlia carissima, apri bene l'occhio dell'intelletto per contemplare l'abisso della mia Carità: non v'è creatura dotata di ragione che non si senta sciogliere il cuore per slancio d'amore vedendo, tra gli altri benefici ricevuti da Me, quello che ricevete in questo Sacramento!

Con quale occhio, carissima figlia, tu e gli altri dovrete vedere e contemplare e toccare questo mistero? Non certo con il tatto e la vista corporea, perché tutti i sensi del corpo sono inadeguati. Come puoi osservare l'occhio non vede altro che la bianchezza del Pane, così che le grossolane sensazioni del corpo vengono ingannate; ma non può essere ingannato il sentimento dell'anima purché essa voglia; cioè, purché essa non voglia privarsi da sé il lume della santissima fede a causa della sua infedeltà!

È il sentimento dell'anima, dunque, quello che gusta, vede e tocca questo Sacramento! Con che occhio lo vede? Con l'occhio dell'intelletto, se in esso vi è la pupilla della santissima Fede! Quest'occhio vede in quella bianchezza "tutto Dio e tutto Uomo", la natura divina unita con la natura umana: il Corpo e l'anima e il Sangue di Cristo, Figlio mio Unigenito, l'anima unita al corpo e il corpo con l'anima uniti con la mia natura divina, senza distaccarsi da Me…..

Ma non lo vede soltanto con l'occhio dell'intelletto, bensì anche con l'occhio del corpo, sebbene a causa del lume intensissimo l'occhio corporeo subito perda la capacità di vederlo, onde rimane solo l'occhio dell'intelletto!

Te lo mostrai perché tu ne fossi più illuminata, in occasione della guerra che il demonio t'aveva fatto proprio a proposito di questo Sacramento; e anche per farti crescere nell'amore e nel lume della santissima Fede. Perciò sai che, recandoti in chiesa una mattina all'alba per partecipare alla messa, essendo stata poco prima tormentata dal demonio, ti mettesti diritta davanti all'Altare del Crocifisso; intanto il sacerdote era venuto all'altare di Maria. E tu te ne stavi là a considerare il tuo difetto perché temevi d'avermi offeso per la molestia a te arrecata dal demonio, e a contemplare l'ardore della mia Carità che ti aveva resa degna di partecipare alla Messa – sebbene ti reputassi indegna persino di entrare nel mio Tempio santo – allorché il sacerdote giunse all'atto della consacrazione, tu alzasti gli occhi su di lui.

E mentre egli pronunciava le parole sante della consacrazione, Io mi manifestai a te; e tu vedesti uscire dal mio petto un lume, come il raggio esce dal disco del sole senza tuttavia staccarsene. Entro quel raggio di luce, strettamente ad esso unita, scendeva una colomba, e veniva a colpire l'Ostia in virtù delle parole della Consacrazione pronunciate dal mio ministro. Di fronte a ciò il tuo occhio corporeo non bastò a sopportare la luce, ma ti rimase solo l'occhio dell'intelletto, con il quale vedesti e gustasti l'abisso della Trinità, tutto Me, Dio e Uomo, nascosto sotto il velo della bianchezza. Tuttavia la luce e la presenza del Verbo che tu vedesti mentalmente sotto quella specie, non cancellavano la bianchezza del Pane, né quel Pane era cancellato da Me, perchè non gli veniva tolta la bianchezza, né il poterlo toccare e gustare!

Tutto questo ti fu mostrato dalla mia divina bontà, come ti ho detto. A chi rimase la capacità di vedere? All'occhio dell'intelletto con la pupilla della santissima Fede; così che il vedere spetta principalmente all'occhio dell'intelletto, in quanto questo non può essere ingannato. 

Con l'occhio dell'intelletto dovete contemplare questo santissimo Sacramento!
E chi lo può toccare? La mano dell'Amore….l'Ostia si tocca per fede con la mano dell'Amore, perchè è con l'Amore che Io sono li presente tutto Dio e tutto Uomo, gratuitamente!

E chi lo può gustare? il gusto del santo desiderio. Il gusto del corpo sente il sapore del pane, e il gusto dell'anima sente Me, per mia somma bontà, tutto Dio e tutto uomo!

Vedi, dunque, come i sensi corporei vengono ingannati, ma non è ingannato il sentimento dell'anima: questa viene assicurata e illuminata in se stessa, perchè l'occhio dell'intelletto ha visto e gustato con la pupilla della santissima fede.

E poiché vide, conobbe, e perciò lo tocca con la mano dell'Amore, poichè ciò che ha visto ora tocca, vive per amore e per fede! E con il gusto dell'anima, unito all'ardente desiderio, assapora la mia infuocata Verità.

Vedi, dunque, come dovete ricevere e contemplare questo Sacramento, non soltanto col sentimento corporeo, ma col sentimento spirituale, disponendo il sentimento dell'anima a riceverlo e a gustarlo, come ti ho detto.

[Clicca qui per scaricare le opere di s. Caterina da Siena]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Posted by at 14:14